il poeta metafisico
il poeta metafisico

Sculpteurs

Gian Genta

17100 Savona - Italy
Liguria

info@giangenta.it
Site web
.Gian Genta 63 anni è nato Savona dove risiede.
Un signore che nonostante le sberle della vita non lo abbiano risparmiato ha un bel daffare nel mostrare pragma e disillusione: lo frega l’anima, quella che quando la possiedi non puoi mettere a tacere.
Assiduo frequentatore dei circoli e della mitica scuola artistica Albissolese fin dagli ani 60-70 si è dedicato al mondo dell’arte: tele, ceramica, legno e scrittura.
Paolo Castellucci nel 1974 a proposito dei suoi quadri parla di un giovane artista che percorrendo sul veicolo delle immagini le tappe di quel complicato essere chiamato uomo, bersaglia la società e la storia isolandole in una sorta di dimensione artificiale dove il giuoco e l’ironia assumono l’aspetto accusatore per un illusorio processo al quotidiano.
Esaurita l’animosità politica che per lunghi anni lo ha dominato, Gian Genta, con il nuovo millennio non esita a trasformare il proprio vissuto personale in nuove forme di partecipazione artistica di efficacia immediata, alternando come sempre la propria energia comunicativa sia nella scrittura che nella scultura.
Nel 2002 esce la sua prima raccolta di immagini e pensieri “Fiori di Ortica” a cui dedica la copertina l’amico artista Giorgio Moiso.
Nel 2005 il secondo libro in versi ed aforismi ” Passato accanto ” la cui copertina vede l’intervento di Gianni Celano Giannici l’eclettico artista con cui Gian Genta ha convissuto i migliori momenti culturali della Albissola di Wilfred Lam, di Lucio Fontana, di Asgern Jorn, di Aligi Sassu, di Mario Rossello, di Agenore Fabbri, di Eliseo Salino, di Antonio Siri, di Sabatelli, di Giorgio Bonelli, e di tanti altri ancora come il generoso Sandro Soravia che oggi lo ospita nel proprio atelier per la cottura delle sue ceramiche.
Oggi la sua attività lo vede impegnato quasi esclusivamente nella ceramica.
Le sue straordinarie figure ad ossidi e smalti in tre cotture a 980° nascono in Albissola e la magica plasticità delle sue opere scivola nell’argilla come nella sua pœsia, spontaneamente manipolata tra l’argilla e la luce che ne attraversano segno e colori.
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